Instagram è dove comincia la maggior parte degli affiliati, ed è anche dove più gente si blocca. Il motivo è strutturale: la piattaforma è fatta per tenere le persone dentro, e un link le porta fuori.
I posti dove ci sta un link
- Bio: l’unico permanente. Un link solo, quindi deve portare in un posto che raccolga il resto;
- Storie: con l’adesivo link. Spariscono in 24 ore, ma convertono bene perché arrivano a chi già ti segue;
- Didascalia: non è cliccabile, ed è da lì che nasce il “link in bio”;
- Messaggio diretto: converte moltissimo, e si brucia in fretta se lo mandi a chi non l’ha chiesto.
La pagina dei link: usane una tua
La soluzione consueta al limite della bio è un aggregatore di link. Funziona, ma ha un costo che pochi notano: tutto il tuo traffico passa per un indirizzo che non è tuo, e la reputazione che accumula resta a quella piattaforma.
Una pagina semplice sul tuo dominio fa lo stesso lavoro, e quello che accumula è tuo. Se non hai un sito, montarne uno per questo richiede un fine settimana.
Che cosa penalizza la piattaforma
Un post che dice soltanto di cliccare arriva meno lontano di un post che consegna qualcosa. Racconta l’essenziale lì — che cos’è il prodotto, a chi serve, che cosa ne pensi — e lascia il link come complemento.
Il limite di Instagram
Tutto questo raggiunge chi già ti segue o chi l’algoritmo ha deciso di servire. Non raggiunge chi sta cercando quel prodotto adesso, e quella persona è molto più vicina all’acquisto.
Per questo gli affiliati che tengono un reddito nel tempo hanno una qualche presenza nella ricerca: con contenuti propri e con link che puntano alle loro pagine.